Un defibrillatore automatico esterno (DEA) è un dispositivo elettronico portatile che automaticamente esegue la diagnosi di due aritmie cardiache pericolose, la fibrillazione ventricolare e tachicardia ventricolare senza polso, ed è in grado di trattarle attraverso l’applicazione della terapia elettrica ferma l’aritmia, consentendo al cuore di ristabilire un ritmo efficace.

In un recente post sulla mia pagina Facebook parlavo degli investimenti in sicurezza e tecnologia che avevo progettato di fare da qui alla fine dell’anno.

Un anno fa avevo acquistato una CBCT; ovviamente l’investimento non minimamente paragonabile in termini economici, ma in termini di sicurezza per i miei pazienti sicuramente si.

Ebbene, dopo aver frequentato il corso di BLS&D (basic life support and defibrillation presso la Croce Rossa di Roma), mi è sembrato ovvio acquistare un defibrillatore, tanto più che la normativa in atto sull’uso di sistemi di sedazione all’interno dello studio dentistico preveda la conoscenza, da parte del personale dello studio, delle manovre di rianimazione cardio-polmonare e, appunto, di supporto vitale di base.

E comunque, secondo me, ogni studio dentistico e più in generale ogni studio medico dovrebbe dotarsi di un defibrillatore.

Del resto è previsto l’obbligo per le scuole, per le palestre, per i centri commerciali, non vedo perché no per lo studio dentistico.

Ovviamente si tratta di un oggetto che mi auguro possa ammuffire all’interno del mio studio dentistico e che rappresenti soltanto un elemento di arredo; tuttavia ho sentito il dovere etico, morale, di dotare lo studio di un simile ritrovato.

Cos’è il defibrillatore automatico esterno?

Con semplici comandi audio-visivi, il defibrillatore automatico è progettato per essere semplice da usare anche dal laico, vale a dire dal personale non sanitario, e il suo utilizzo viene insegnato in molti corsi di pronto soccorso, di supporto vitale di base (BLS) e di rianimazione cardio-polmonare.

Il defibrillatore può essere utilizzato quindi nei casi di gravi aritmie che portano all’arresto cardiaco. I ritmi che il dispositivo tratterà sono in genere limitati a:

  1. tachicardia ventricolare senza polso, e
  2. fibrillazione ventricolare.

In entrambe questi due tipi di aritmia cardiaca defibrillabile, il cuore è elettricamente attivo, ma in uno schema disfunzionale che non consente di pompare e far circolare il sangue.

Nella tachicardia ventricolare, il cuore batte troppo velocemente per pompare il sangue in modo efficace. Alla fine la tachicardia ventricolare conduce alla fibrillazione ventricolare.

Nella fibrillazione ventricolare, l’attività elettrica del cuore diventa caotica, impedendo al ventricolo di pompare il sangue in modo efficace. La fibrillazione nel cuore diminuisce nel tempo e alla fine raggiungerà l’asistolia.

Il defibrillatori automatico, non è progettato per risolvere una asistolia (assenza del battito cardiaco), in quanto non avrebbe un risultato clinico positivo.

Il paziente asistolico può sopravvivere solo se, attraverso una combinazione di farmaci cardio-stimolanti e di manovre di rianimazione cardio-polmonare, è possibile ristabilire uno dei ritmi defibrillabili, il che rende indispensabile la rianimazione cardio-polmonare in attesa dell’arrivo di un defibrillatore.

 

Effetto del trattamento tardivo

Se non corrette, una volta che si ha l’arresto cardiaco, queste condizioni (tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare, asistolia) portano rapidamente a danni cerebrali irreversibili e morte. Dopo appena tre-cinque minuti da un arresto cardiaco potrebbero iniziare a verificarsi danni irreversibili al tessuto cerebrale.

Per ogni minuto che una persona in arresto cardiaco non è trattata con successo (da defibrillazione), la probabilità di sopravvivenza diminuisce del 7 per cento al minuto nei primi 3 minuti e diminuisce del 10 per cento al minuto dopo i primi 3 minuti.

Meccanismo di funzionamento

Il defibrillatore da me acquistato è di tipo semi-automatico, in quanto è in grado di analizzare autonomamente le condizioni del paziente, ma tuttavia richiede l’azione di un operatore (schiacciare il pulsante di scarica) per iniziare la defibrillazione. Questo al fine di evitare la possibilità di lesioni accidentali ad un’altra persona (che può essere un soccorritore o uno spettatore che sta toccando il paziente al momento della scossa).

“Esterno” si riferisce al fatto che l’operatore applica gli elettrodi al nudo petto della vittima (al contrario di defibrillatori interni, che hanno gli elettrodi impiantati chirurgicamente all’interno del corpo di un paziente).

Quando acceso o aperti, il DAE indicherà all’utente di collegare gli elettrodi (placche) per il paziente. Dopo aver collegate le placche, bisogna evitare di toccare il paziente in modo da evitare false letture dall’unità.

Le placche consentono al defibrillatore di esaminare l’output elettrico dal cuore e determinare se il paziente presenta un ritmo defibrillabile (fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare).

Se il dispositivo determina che sia giustificata una scossa, utilizzerà la batteria per caricare il condensatore interno ad erogare la scarica.